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Dal 2000, in piazza del Rhône, si può ammirare una scultura di Markus Raetz.

Questa opera di Markus Raetz appartiene alla collezione dei fondi d’arte contemporanea della città di Ginevra (FMAC). La scultura è costituita da un palo al quale in cima sono stati fissati tre cordoni di ferro che formano le parole si e no (oui e non). Markus Raetz è un artista svizzero, membro dell’Akademie der Künste a Berlino. Ha esercitato la sua attività principalmente in Svizzera e Francia, ma ha anche viaggiato molto in Italia, Tunisia, Egitto. Ha vissuto ad Amsterdam, in Spagna e Marocco.

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Bernarhd Bürgi ha scritto a proposito di Markus Raetz: tutti mezzi sono necessari nell’universo visivo di Markus Raetz, basta che la retina sia colpita. In effeti, Markus Raetz è un artista considerato come un grande esploratore dei fenomeni della percezione visiva e della creazione d’immagini molteplici. Quando osserviamo le sue opere il nostro sguardo è costantemente in una andata e ritorno tra diverse proposizioni. Quest’idea di movimento viene suggerita dall’opera stessa modificandosi attraverso un cambiamento di posizione o viene suggerita dal spostamento del nostro corpo nello spazio.

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Sulla piazza del Rhône, captiamo l’opera attraverso il movimento del nostro corpo. Spostandoci da destra a sinistra possiamo leggere si (oui) e poi no (non). Ci troviamo di fronte ad un dualismo, di fronte a un effetto positivo/negativo provocato dal contrasto tra le due parole. Questa opera è anche complessa dal punto di vista della sua realizzazione, visto che le lettere non si assomigliano. Il risalto è messo alla sagoma piana e questo a scapito della profondità. Anche se l’opera è in tre dimensioni, lo scopo non è di presentarla come tale. Esistono solo due punti di vista che permettono la lettura del si e del no. Essi appaiono come se fossero su una superficie piana, come se fossero disegnati su carta. Spostandoci abbiamo sotto gli occhi una moltitudine di possibilità di si e no, come tanti punti di vista diversi che si confondono tra di loro.

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La parola diventa, in questo caso, un corpo che si trasforma e offre ad ogni sguardo qualcosa di diverso. Markus Raetz si è sempre concentrato e appassionato per questa nuova maniera di osservare attraverso diversi campi visivi. Ma senza un osservatore le sue opere perdono senso. E il nostro sguardo che, spostandosi nello spazio, evidenzia tutte le interpretazioni possibili. Osservare diventa un gioco, un modo di rimettere in discussione il mondo e gli oggetti che ci circondano. Le sculture di Markus Raetz non sono mai ridotte a un solo e unico senso, perché sono trattate come delle molteplici ipotesi e significati. Con l’incisione ME/WE (2007), la parola ME è posta su una lastra di vetro che rifletta la stessa parola inversa WE. Affinché il ME diventi WE, bisogna essere più di uno. E quindi l’opera ha bisogno di noi per rivelarsi.

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Markus Retz, ME/WE, Rotocalco, 2007, 16 x 23.5 cm

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