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Qiu Zhijie, “Tattoo 2”, 1994, fotografia, 120 x 90 cm

Fino al 14 gennaio, il Centro d’Arte Contemporanea di Ginevra ci invita ad scoprire il lavoro dell’artista cinese Qiu Zhijie.

Il percorso di questa mostra di Qiu Zhijie, al Centro d’Arte Contemporanea non è lineare ed è senza particolare cronologia. Dei legami sono creati tra le diverse tappe dell’esposizione. Come durante un viaggio quest’ultima ci sommerge di ricordi. Il lavoro di Qiu Zhijie è complesso e molteplice. L’artista è un intellettuale dalle mille risorse, artista, ma anche professore, critico, curatore, attivista… Rappresenta una delle figure più importanti dell’arte contemporanea cinese di questi ultimi trent’anni, avendo anche vissuto i profondi cambiamenti sociopolitici del suo paese.

Qiu Zhijie considera l’arte come una maniera di liberarsi. Il suo sguardo si concentra sulla condizione dell’uomo contemporaneo condizionato da un alienante lavoro e dalle regole sociali, rinchiuso nella noia, il conformismo e la gerarchia dei poteri. L’artista se ne preoccupa e evoca la necessità di une presa di coscienza attraverso il linguaggio artistico. L’arte come un attrezzo per conoscersi meglio, effettuare una ricerca personale per attivare un processo d’emancipazione.

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Qiu Zhijie, “Capital waiting for the birth of the dragon”, The Nanjing Series, 2008, 133 x 110 cm

Tra i diversi piani del palazzo, scopriamo opere attraverso mezzi diversificati con diversi linguaggi : raccolta di oggetti ricordi, pitture, fotografie, litografie, video, sculture… Riconosciamo alcune tecniche antiche come la calligrafia, cesti di bambù e stampe. Ci ritroviamo di fronte a processi di forte appartenenza culturale. Essi sono anche documentati nel fine di capirne meglio il senso e il tempo che viene loro dedicato. Con l’utilizzo di queste tecniche antiche, Qiu Zhijie non si limita renderle di nuovo attuali, ma cerca anche di allontanarle dai pregiudizi, dai schemi e ci fa concentrare sul presente: quello che rimane e quello che non c’è più.

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Qiu Zhijie, “Human is the scale of all things”, “-Isms at the end of the world”, 2016, inchiostro su legno, dimensioni varie

La cartografia serve di filo conduttore in tutta la mostra. Delle carte immaginate dall’artista diventano un’invito al viaggio e a vedere il mondo attraverso i suoi occhi. Per lui, rappresentano una ricerca infinita, un vero e proprio attrezzo e metodo di analisi per capire la nostra società.

Avete ancora un po’ di tempo per intraprendere questo strano itinerario cinese ricco di proposte e di colori.

Qiu Zhijie, Journeys without Arrivals, fino al 14 gennaio 2018
Centro d’Arte Contemporanea, Ginevra
Via Vieux-Grenadiers 10
Dal martedì alla domenica, 11.00 – 18.00

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