Un po di giorni fa, il Centro d’Arte Contemporanea ha inaugurato PERLA POLLINA, Roberto Cuoghi 1996-2016, la prima grande retrospettiva dell’artista italiano.

La mostra conta più di 70 opere, realizzate tra 1996 e 2016. Mediante un carattere scuro, appassionato, Robeto Cuoghi esplora e crea senza preconcetti, senza cercare la citazione, senza un filo conduttore specifico. Attraverso le sue installazioni e dei scenografici giochi di luce, la retrospettiva è divisa in diversi cicli ben distinti, quali risultati di ogni nuova ossessione dell’artista.

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Roberto Cuoghi, senza titolo, ceramica, 2016

Al primo piano, scopriamo le sculture e i lavori ispirati al talismano assiro Pazuzu, attraverso i quali l’artista da autodidatta esplora le tecniche della scultura e le qualità espressive di diversi materiali. Nel giugno 2016, durante una performance sull’isola greca Hydra, l’artista cuoce in forni a legna e forni di carta delle ceramiche a forma di granchi. Dopo la cottura, i granchi, sono immersi in diverse misture (lievito, acqua, zucchero, cibo per uccelli, proteine, ecc.) con le quali cambiano colore. L’aspetto di alcuni viene anche modificato al contatto col fumo dopo essere stati avvolti d’alghe, d’aghi di pino, d’erbe, di frutti ammuffiti, di caffe… La performance è stata il risultato di un lunga fase sperimentale durante la quale Roberto Cuoghi aveva immaginato ed elaborato dei forni nel suo atelier. L’attenzione prestata ai materiali è parte integrante del lavoro dell’artista. Comporta una forte dimensione intrinseca, spirituale, poetica, ben lunga dall’essere aneddotica.

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Roberto Cuoghi, durante la sua performance nel giugno 2016, sull’isola d’Hydra

Al piano superiore, la mostra propone delle opere meno recenti. Possiamo osservare, in particolare, il lavori del ciclo Il Cocodeista, risultato di un’esperienza in cui l’artista aveva portato degli occhiali sui quali erano stati fissati dei prismi di Pechan. La sua visione era in questo modo invertita dal basso all’ alto e da destra a sinistra. Dopo la vista, Roberto Cuoghi esplora il tatto, rifiutando di tagliarsi le unghie per 11 mesi. Racconterà quest’esperienza redigendo un reso-conto con l’aiuto delle sue unghie. Nel 1998, sperimenterà un cambiamento fisico ancora più estremo, prendendo molto peso e decolorandosi barba e capelli. Questa serie di prove da lui subite incarnano una forte reazione alla società, allo sguardo degli altri e alla propria visione di se stesso. Attraverso queste esperienze, Roberto Cuoghi continua di sviluppare una vera riflessione sul legame mente-corpo.

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Roberto Cuoghi, senza titolo, 2003

La visita prosegue con varie serie di lavori che aprono di nuovo il campo di riflessione sulla materia. Esso inizia con il gruppo dei misteriosi disegni chiamati Asincroni, realizzati con fogli trasparenti, carte da lucidi ed acetati, tra il 2003 e il 2004. Su queste opere, tutte le tracce di correzione o di cancellature sono lasciate apparenti. In questo modo, le immagini si materializzano ed illustrano integralmente il processo di creazione. Dopo esse, sono esposti i quadri neri, con i quali l’artista sperimenta ancora di più la materia creando delle immagini partendo da reazioni chimiche tra diversi materiali. Per quanto riguarda la serie delle mappe, l’artista sovrappone strati di vetro che ha precedentemente trasformato e modificato allo stesso modo dei quadri neri.

Roberto Cuoghi, senza titolo, 2003

La mostra prosegue con una serie di autoritratti e di ritratti immaginari. Roberto Cuoghi interroga il limite dell’apparenza e la nostra consapevolezza di essa. Va oltre riproducendo dei particolari ritratti di personalità appartenenti al mondo dell’arte, come il famoso collezionista Dakis Joannou. Roberto Cuoghi rappresenta esso di profilo, come un uomo del Rinascimento, con della plastilina, della cera e dei giocattoli di plastica. Il risultato ci sorprende, mescolando i materiali e le diverse epoche. La mostra si chiude con tre brani musicali: Mbube, Mei Gui e Suillakku. L’artista descrive esse come “la rapsodia dell’ingiustizia”. E infine, al cinema Dynamo, è possibile visualizzare le immagini della performance sull’isola d’Hydra.

Roberto Cuoghi, ritratto del collezionista Dakis Joannou, v. 2001

Roberto Cuoghi arriva sempre dove nessuno se lo aspetta. Produce un’arte fedele alla sua natura, vicino ai demoni con cui deve convivere. Non si preoccupa di piacere o di non piacere al publico. Concepisce ogni ciclo di lavoro come un vero processo di ricerca e di creatività dall’inizio alla fine. Roberto Cuoghi non si ferma alle mezze verità. Ogni esperienza è vissuta fine in fondo, interroga la nostra esistenza, diventa una fonte di meraviglia, un nuovo campo di gioco.

Perla Pollina – Roberto Cuoghi dal 22.02 al 28.04 al Centro di Arte Contemporanea di Ginerva

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